Non siamo ancora una comunità

Un seme di Vangelo (Gv 20, 19-31)
Tommaso con la sua domanda pretenziosa, “Perché io no?” mette se stesso davanti alla comunità. Vive il rifiuto della loro parola e l’ostinazione di mettere se stesso davanti a tutti gli altri. Non crede agli amici, non dà fiducia ai fratelli.
Non accetta che la comunità sia il luogo in cui si dice una parola differente da quanto lui pensa, non accetta il giudizio degli altri, è ostile al punto di vista della sua comunità…, né accetta che la comunità sia il luogo che Gesù ha costituito per perdonare i peccati: lui vuole mettere il dito nel posto dei chiodi, la mano nel costato. Vuole dire: solo Gesù – morto e ora come dite risorto – può perdonare, non la comunità, nessun altro ha questo potere.
Gesù, invece, ha costituito la comunità luogo di giudizio e occasione di perdono.
“Luogo di giudizio” non vuole dire “luogo di condanna”: il giudizio è quella parola, quella presa di posizione che indica dove sia la luce e quali siano le tenebre. La comunità di chi crede in Gesù è il luogo che indica la luce e aiuta a vincere le tenebre, se ne accettiamo la parola. Noi siamo comunità cristiana quando sappiamo dare e accogliere il giudizio dei fratelli. Darlo non è facile: richiede coraggio, verità, dolcezza; accoglierlo non è facile: richiede umiltà, fiducia, rinnegamento di sé. Davvero siamo “comunità”, cioè gruppi/parrocchie capaci di dare il giudizio e riceverlo?
Occasione di perdono non vuole dire luogo in cui ci si va a confessare.
La comunità è occasione di perdono quando dentro di essa le ferite vengono chiamate con il loro nome, con coraggio e senza falsificare il senso delle cose; quando dentro di essa si attivano percorsi di riconciliazione in cui si riconosce il male, lo si prende a carico, si propone un percorso di uscita, ci si prende cura delle vittime come degli aguzzini; quando al suo interno i rapporti ripartono perché il perdono si è accordato e si è accolto e la vita diventa nuova, senza dimenticare il male, ma non lasciandosi più sconfiggere da esso.
Se un gruppo, una parrocchia diventa luogo di giudizio e di perdono allora diventa una comunità. Lì si vede Gesù risorto in mezzo a noi!
Se no è solo una società, un’organizzazione, un’associazione. Ecco perché spesso le nostre parrocchie non sono veramente “comunità cristiane”, ma in esse funzionano gli stessi meccanismi di ogni altra società mondana.
Se sappiamo tra di noi dare il giudizio e riceverlo; se sappiamo articolare percorsi di perdono e accoglierlo, allora diventiamo quello che ancora non siamo: cioè una comunità. Allora incontriamo colui che mai abbiamo veduto: Gesù risorto. Allora saremo beati, perché avremmo creduto senza aver veduto e tuttavia avendo fatto l’esperienza di Gesù risorto, del suo Spirito in noi, del suo perdono, della vita nuova.

don Ivo

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