Gioire per ripartire

Nell’ultimo consiglio pastorale ci si è confrontati sull’andamento della Quaresima e del periodo pasquale e ne è emerso un quadro più che positivo: la partecipazione è stata tanta anche perché  i diversi linguaggi utilizzati (meditativo il ritiro, teatrale lo spettacolo, confronto per l’Evangelii Gaudium) hanno richiamato persone diverse, e hanno dato la possibilità a tutti di sentirsi accolti. Bisogna custodire questo stile di pluralità, che valorizza il linguaggio di ognuno: p. es. lo spettacolo ha richiamato tante famiglie con bambini mentre il ritiro ha unito fedeli di diverse parrocchie. I linguaggi diversi dimostrano che siamo una comunità disposta ad uscire dagli schemi, che si fida di chi la guida. Questa sicurezza reciproca rende tutti partecipi e crea un’ armonia generale. Ciò è emerso chiaramente durante il triduo: la qualità delle tre serate è stata molto alta ed hanno partecipato fedeli anche di altre parrocchie. Questi momenti sono un punto di riferimento e di raccolta molto belli in cui si percepisce che la comunità è unita ed in preghiera. Tutti hanno infatti convenuto che sabato è stata la veglia pasquale più riuscita degli ultimi anni, ma non solo: anche il venerdì (sia la sera che il pomeriggio) sono stati momenti di preghiera raccolta. A tal proposito qualcuno ha sottolineato inoltre che la veglia pasquale, celebrazione del trionfo della vita, è stata particolarmente significativa anche per le numerose esperienze di morte che ci sono state prima e dopo Pasqua.

Pur essendo d’accordo sulla lettura del consiglio pastorale, tuttavia don Ivo ha sottolineato come la comunità debba ancora camminare soprattutto per imparare a evangelizzare attraverso i riti che celebra: non basta infatti una bella celebrazione, deve emergere quello che stiamo celebrando in modo che tutti si possano sentire partecipi e coinvolti nel mistero che si sta celebrando; forse ciò si è realizzato nella veglia del Sabato Santo, tuttavia è molto importante favorire tale clima perché veramente i nostri possano essere riti che educano.

Ne sono un esempio le messe delle 10 e 11,30 della domenica di Pasqua che, purtroppo, ma anche per forza di cose, sono state un po’ trascurate dato l’impegno profuso per il triduo e non hanno offerto un clima adatto alla formazione. Don Ivo ha concluso affermando che nella nostra parrocchia è nato un forte interesse alla Parola di Dio ma non è ancora avvenuto il passaggio alla formazione alla Parola di Dio, dobbiamo formarci a questo incontro con la Parola di Dio, il vangelo è ciò che ci unisce. Le omelie hanno risvegliato il desiderio di conoscere e amare il vangelo, ma forse manchiamo ancora di metodo.

La riflessione da cui dobbiamo ripartire è proprio questa: dobbiamo dare più forza di evangelizzazione ai segni che facciamo, la liturgia deve evangelizzare. Come? Anziché essere i destinatari della parola di Dio, dobbiamo diventare i protagonisti.

E’ in quest’ottica che deve essere avviata una riflessione sull’orientamento della nostra chiesa. Al di là infatti del “mi piace/non mi piace” occorre sensibilizzare la comunità sul perché di tali scelte e sul fatto che queste scelte hanno uno scopo evangelizzante. Per questo motivo si ritiene che si possa organizzare un’assemblea per tutta la comunità a settembre-ottobre al fine di spiegare che l’orientamento nuovo della chiesa ha un senso e un significato profondo che non solo ben si adatta alla nostra sensibilità religiosa, ma deve anche stimolarne un ulteriore approfondimento. Ad esempio ci si è soffermati sulla posizione del tabernacolo che molti, non tanto del consiglio ma della comunità stessa, vorrebbero dietro l’altare, non più relegato come è adesso ai lati della Chiesa. Don Ivo, don Raffa e suor Maddalena, ovviamente più preparati sull’argomento, hanno sottolineato con forza che il tabernacolo dietro all’altare sarebbe un errore teologico molto grave: offre l’idea che il corpo di Cristo sia come un aeternum custodito e, peggio, riverito dentro una sorta di Sacro contenitore. Al contrario Cristo prende corpo nell’atto dello spezzare il pane all’interno dell’eucarestia: è lì che Cristo si fa vita e nutrimento per tutti i presenti. Addirittura, e si sta proprio pensando di evitarlo, sarebbe un errore andare a prendere le ostie al tabernacolo per distribuire la comunione: ciò è previsto solo in casi eccezionali, cioè quando appunto le ostie consacrate durante l’eucarestia non bastano…ma come spesso succede per comodità l’eccezione diviene regola per cui si prendono le ostie dal tabernacolo così siamo sicuri che ce ne è per tutti, e in questo modo trasmettiamo il messaggio che il corpo di Cristo è sempre nel tabernacolo arrivando conseguentemente ad adorarlo (si pensi anche al caso della genuflessione, che va fatta sempre verso l’altare!!). Questo è un “piccolo” esempio di cosa vuol dire educare attraverso i riti: gesti rituali a cui non facciamo caso formano la nostra rappresentazione per cui si rischia di sminuire l’atto dello spezzare il pane e dell’eucarestia che al contrario sono il centro nevralgico di tutta la nostra vita di fede comunitaria.

Naturalmente, dopo la fatica mentale di tali ed elevate riflessioni teologiche, il consiglio si è dedicato a qualcosa di più “organizzativo” (Sagra, centro estivo, campeggi, ecc….) su cui potrete leggere nel verbale affisso in fondo alla chiesa, tuttavia si cercherà di riproporre riflessioni simili allo scopo proprio di educarci ed educare al significato profondo di determinati atti rituali.

 

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