11 febbraio – Giornata Mondiale del Malato

Nell’accoglienza generosa e amorevole di  ogni vita umana, soprattutto di quella  debole e malata, il cristiano esprime un aspetto  importante della propria testimonianza evangelica,  sull’esempio di Cristo, che si è chinato sulle  sofferenze materiali e spirituali dell’uomo per  guarirle.  1. (…) vorrei porre l’accento sui «Sacramenti  di guarigione», cioè sul Sacramento della Penitenza  e della Riconciliazione, e su quello dell’Unzione  degli Infermi, che hanno il loro naturale  compimento nella Comunione Eucaristica.  L’incontro di Gesù coi dieci lebbrosi, (cfr Lc  17,11-19), le parole che il Signore rivolge ad  uno di questi: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!  » (v. 19), aiutano a prendere coscienza dell’importanza  della fede per coloro che, gravati  dalla sofferenza e dalla malattia, si avvicinano  al Signore. Nell’incontro con Lui possono sperimentare  realmente che chi crede non è mai solo!  Dio, infatti, nel suo Figlio, non ci abbandona  alle nostre angosce e sofferenze, ma ci è vicino,  ci aiuta a portarle e desidera guarire nel profondo  il nostro  cuore (Mc  2 ,1-12).  La fede di  q u e l l ‘ u n i c o  lebbroso che,  vedendosi sanato,  pieno di  stupore e di  gioia, ritorna  da Gesù per  manifestare la propria riconoscenza, lascia intravedere  che la salute riacquistata è segno di  qualcosa di più prezioso della semplice guarigione  fisica, è segno della salvezza che Dio ci  dona attraverso Cristo; essa trova espressione  nelle parole di Gesù: la tua fede ti ha salvato.  Chi, nella propria sofferenza e malattia, invoca  il Signore è certo che il Suo amore non lo abbandona  mai, e che anche l’amore della Chiesa,  non viene mai meno. La guarigione fisica rivela  così l’importanza che l’uomo, nella sua interezza di anima  e di corpo, riveste per il Signore. Ogni Sacramento,  del resto, esprime e attua la prossimità di Dio stesso, il  Quale, in modo assolutamente gratuito, «ci tocca per  mezzo di realtà materiali …, che Egli assume al suo  servizio, facendone strumenti dell’incontro tra noi e Lui  stesso». «L’unità tra creazione e redenzione si rende  visibile. I Sacramenti sono espressione della corporeità  della nostra fede che abbraccia corpo e anima, l’uomo  intero».  Il compito principale della Chiesa è certamente l’annuncio  del Regno di Dio, «ma proprio questo stesso  annuncio deve essere un processo di guarigione: “…  fasciare le piaghe dei cuori spezzati” (Is 61,1)» (ibid.),  secondo l’incarico affidato da Gesù ai suoi discepoli  (cfr Lc 9,1-2; Mt 10,1.5-14; Mc 6,7-13). Il binomio tra  salute fisica e rinnovamento dalle lacerazioni dell’anima  ci aiuta quindi a comprendere meglio i «Sacramenti  di guarigione».  2. (…)  3. Dalla lettura dei Vangeli, emerge chiaramente  come Gesù abbia sempre mostrato una particolare attenzione  verso gli infermi. Egli non solo ha inviato i  suoi discepoli a curarne le ferite (cfr Mt 10,8; Lc 9,2;  10,9), ma ha anche istituito per loro un Sacramento  specifico: l’Unzione degli Infermi. La Lettera di Giacomo  attesta la presenza di questo gesto sacramentale già  nella prima comunità cristiana (cfr 5,14-16): con l’Unzione  degli Infermi, accompagnata dalla preghiera dei  presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al  Signore sofferente e glorificato, perché allevi le loro  pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spiritualmente alla  passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al  bene del Popolo di Dio.  Tale Sacramento ci porta a contemplare il duplice  mistero del Monte degli Ulivi, dove Gesù si è trovato  drammaticamente davanti alla via indicatagli dal Padre,  quella della Passione, del supremo atto di amore, e  l’ha accolta. In quell’ora di prova, Egli è il mediatore,  «trasportando in sé, assumendo in sé la sofferenza e la  passione del mondo, trasformandola in grido verso  Dio, portandola davanti agli occhi e nelle mani di Dio,  e così portandola realmente al momento della Redenzione  ». Ma «l’Orto degli Ulivi è … anche il luogo dal  quale Egli è asceso al Padre, è quindi il luogo della Redenzione  … Questo duplice mistero del Monte degli  Ulivi è anche sempre “attivo” nell’olio sacramentale  della Chiesa … segno della bontà di Dio che ci tocca».  Nell’Unzione degli Infermi, la materia sacramentale  dell’olio ci viene offerta, per così dire, «quale medicina  di Dio … che ora ci rende certi della sua bontà, ci deve  rafforzare e consolare, ma che, allo stesso tempo, al di  là del momento della malattia, rimanda alla guarigione  definitiva, alla risurrezione (cfr Gc 5,14)» (ibid.).  Questo Sacramento merita oggi una maggiore considerazione,  sia nella riflessione teologica, sia nell’azione  pastorale presso i malati. Valorizzando i contenuti della  preghiera liturgica che si adattano alle diverse situazioni  umane legate alla malattia e non solo quando si è  alla fine della vita, l’Unzione degli Infermi non deve  essere ritenuta quasi «un sacramento minore» rispetto  agli altri. L’attenzione e la cura pastorale verso gli infermi,  se da un lato è segno della tenerezza di Dio per  chi è nella sofferenza, dall’altro arreca vantaggio spirituale  anche ai sacerdoti e a tutta la comunità cristiana,  nella consapevolezza che quanto è fatto al più piccolo,  è fatto a Gesù stesso (cfr Mt 25,40).  4. (…)  5. (…)

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