Siamo ormai alla conclusione del tempo pasquale che si concluderà con la festa di Pentecoste nella quale celebriamo il dono dello Spirito sceso sugli apostoli.
Vi invitiamo a mettere nell’angolo della preghiera un vasetto di profumo.

 

  1. Siamo riuniti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen

  1. Celebriamo oggi la festa dell’Ascensione di Gesù al cielo: Gesù, torna al Padre dopo aver compiuto la sua missione e lascia senza parole il piccolo gruppo di discepoli che stanno lì a fissare il cielo. Undici uomini impauriti, dubbiosi, che non hanno ancora capito molto del vangelo, e nemmeno hanno ben capito che cosa fare. Eppure proprio a loro Gesù affida il compito di continuare la sua missione: “annunciare il Vangelo, battezzare, insegnare a vivere tutto ciò che lui ha comandato”. Tre consegne unite ad una promessa: “Ecco io sono con voi tutti i giorni”. Oggi Gesù affida anche a noi questo compito. Con le parole del salmo gli chiediamo il coraggio di saper accogliere il suo invito.

Dal salmo 46

Rit: Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. Rit.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. Rit.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,

Dio siede sul suo trono santo. Rit.

  1. Padre buono e fedele,

       Gesù, asceso al cielo, non ci lascia soli:

       manda ora su di noi il tuo Spirito

       perché vinca le nostre paure,

       ci ricordi la tua promessa
e ci renda testimoni del tuo amore.

Benedetto nei secoli dei secoli. Amen.

Dal Vangelo secondo Matteo (28, 16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Riflessione

Ci sono promesse e promesse. Ci sono promesse da marinaio, fatte e poi puntualmente disattese. Ci sono promesse rinviate e rimandate all’infinito. Ci sono anche promesse assunte e mantenute.

Le promesse non mantenute e rinviate generano delusione e corrodono la speranza. Invece, le promesse mantenute danno gioia e riscattano i tempi dell’attesa. Il futuro e la speranza nascono grazie alla capacità di promettere e di mantenersi fedeli, perché promettere è far sperare e aprire al futuro.

Anche il vangelo che abbiamo ascoltato ci racconta di una promessa. Dopo la sua morte e risurrezione Gesù torna al Padre, sale al cielo. E prima di salire al cielo, Gesù, ricorda il testo degli Atti, fa ai suoi discepoli una promessa: “Non temete! non vi lascio soli, riceverete forza dallo Spirito santo e sarete miei testimoni!”. Il vangelo di Matteo che abbiamo ascoltato riprende questa promessa: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

Il vangelo oggi è buona notizia perché ci ricorda che la nostra vita è abitata dalla promessa di Dio, non una promessa da marinaio, ma una promessa sigillata con la Pasqua di Gesù, una promessa affidabile che sostiene e dà futuro alle nostre storie, una promessa che orienta e dà un destino a tutto ciò che esiste. E per destino non intendiamo un finale già scritto, bensì un fine, un significato, un senso alla vita di ciascuno.

La nostra vita è abitata dalla promessa di Dio, ma anche da una responsabilità. E questo è l’altro aspetto sorprendente della festa dell’ascensione: Dio affida la testimonianza del vangelo agli undici: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”. Gesù affida il vangelo a Pietro che non ha mantenuto la promessa e l’ha rinnegato. Gesù si fida degli altri dieci che l’hanno abbandonato nel momento della passione e che anche davanti al risorto, scrive Matteo, “dubitarono”. Gesù continua a fidarsi anche di noi, che tante volte non capiamo le sue parole, che tante volte anziché essere testimoni del vangelo, siamo solo testimoni della nostra fragilità e doppiezza. Questa è la meraviglia del vangelo: Dio rinnova la sua fiducia in noi, perché Dio ha più fiducia in noi di quanto noi abbiamo fiducia in noi stessi. Lui mantiene le sue promesse ed è fedele per sempre.

E per essere testimoni non ci viene chiesto di essere dei supereroi con dei superpoteri. A Gesù è stato dato ogni potere in cielo e in terra, a noi viene solo chiesto di affidarci a lui e di andare, non per convertire tutti, ma per raccontare un’esperienza d’amore, per raccontare che la storia di ciascuno è battezzata, cioè immersa nell’abbraccio e nella promessa di Dio.

Esistono però momenti in cui la promessa di Dio sembra smarrirsi. Anche in questi mesi di pandemia, tutti noi abbiamo vissuto momenti in cui è stato facile perdere la speranza e rassegnarsi. In questi momenti è difficile continuare ad essere testimoni della speranza del vangelo. Testimone in greco si rende con la parola mártys, un termine che rinvia ad una radice che tra i suoi significati ha anche quello di ricordare. Il testimone è colui che anche nei tempi bui, ricorda, cioè tiene davanti al cuore la promessa e la benedizione di Dio sulle nostre storie. Si tratta di un ricordo che si alimenta nella preghiera e che diventa attualità e testimonianza di una speranza certa.

Si tratta di un ricordo che si rinnova nella misura in cui non stiamo fermi e bloccati dalle nostre paure, ma accettiamo di fidarci e di andare. Oggi anche a noi Gesù ripete: “Andate!”. C’è un cammino da compiere e da ricominciare giorno dopo giorno, un cammino in cui si alterna la fede al dubbio, la paura al coraggio…un cammino che però è sostenuto dalla promessa di Dio: una promessa credibile e affidabile!

Chi guida la preghiera introduce le invocazioni con queste parole:

Illuminati dallo Spirito, vogliamo chiedere al Signore di essere capaci di vedere, ascoltare e amare come lui ci ha insegnato. Alle preghiere rispondiamo:

Venga il tuo regno, Signore!

Per la Chiesa: fedele al mandato del Risorto annunci con franchezza il vangelo a tutti gli uomini e insegni con la vita ad osservare il comando dell’amore, preghiamo

Per le comunità cristiane che in questi giorni riprendono a ritrovarsi in chiesa per la preghiera comunitaria: confidando nella promessa del Signore che “è con noi tutti i giorni” affrontino con coraggio il cammino della fede e si lascino ristrutturare giorno per giorno dalla parola del vangelo, preghiamo

Per i ragazzi che hanno dovuto interrompere il cammino di catechesi a causa della pandemia: trovino nei loro genitori e in noi adulti dei testimoni credibili e gioiosi della Parola del vangelo, preghiamo

Per quanti sono nella malattia e nel lutto: lo Spirito Consolatore ispiri in tutti noi parole e gesti di consolazione e di speranza, preghiamo.

Padre nostro

Mentre tutti sono seduti, chi guida prende in mano il vasetto di profumo e dice:

Gesù torna al Padre e affida a noi la responsabilità di portare a tutti la bellezza e il profumo del vangelo. Per ricordarci questo impegno e questa responsabilità, facciamo gli uni gli altri, sulla fronte il segno di croce con il profumo dicendo: “Portiamo a tutti il buon profumo del vangelo!”.

Se siamo soli, ci ungiamo le mani con il profumo e chiediamo al Signore che le nostre azioni profumino di vangelo, affinché gli uomini rendano gloria a Dio.