(tratto da: tratto da un articolo di don Ivo apparso su Lumen Vitae, Revue internationale decatéchèse et de pastorale, Vol LXXII, n. 2 – 2017, pp. 161-174)

Uscire dagli spazi parrocchiali verso gli ambienti di vita

Il Secondo annuncio è un ospite scomodo in parrocchia almeno per tre motivi. 

Anzitutto perché il Secondo annuncio è un progetto che intende superare il tradizionale inquadramento pastorale che a partire dal Vaticano II si è organizzato attorno ai tria munera: l’articolazione della pastorale negli ambiti dell’annuncio, della celebrazione e della comunione/carità, pur garantendo unità di azione pastorale a livello diocesano e parrocchiale, ha mostrato il limite di parcellizzare le azioni pastorali e soprattutto la fatica di mostrare la bontà della parola del Vangelo per la vita di ciascuno e di ciascuna. Il Secondo annuncio vuole riorganizzare la pastorale sulle esperienze di vita e ridisegnare l’azione missionaria di una comunità incentrandola sulle esperienze fondamentali che ogni uomo e ogni donna vivono nell’arco della propria esistenza. Si comprende, quindi, che entrare in questa prospettiva richieda agli operatori pastorali di integrare il loro tradizionale criterio ecclesiologico con un criterio antropologico, nella convinzione che la vita dell’uomo è l’alfabeto di Dio e ogni storia umana, qualunque essa sia, è terreno sacro che esige dall’operatore pastorale di crescere nell’arte dell’accompagnamento in uno stile di prossimità (EG 169).  

In conseguenza di ciò il Secondo annuncio rigetta un’ipotesi pastorale e missionaria di tipo discendente, quel tipo di pastorale che progetta iniziative a tavolino, perché si pone in ascolto dei vissuti, sia di quelli personali e sociali che coinvolgono l’esistenza delle persone, sia di quelli pastorali, che danno forma alla proposta missionaria di una comunità. La logica del Secondo annuncio è una logica induttiva: lontano dallo stile di una pastorale « di carta e di parole », che spesso ha contraddistinto i piani pastorali diocesani o parrocchiali, il Secondo annuncio si pone in ascolto dello Spirito che ci precede nei vissuti umani e nelle pratiche pastorali. Perciò il Secondo annuncio è anzitutto innervato di ascolto: è spiazzante rispetto alle consuetudini e alle tradizioni pastorali di una parrocchia. Questo stile di ascolto, di accoglienza del Risorto che ci precede, dispone ad un atteggiamento di sorpresa che disorganizza il tradizionale impianto pastorale.

In terzo luogo il Secondo annuncio si configura appunto come « secondo »: è tale perché grazie ad esso la parola del « primo annuncio » risuona come vera e significativa nella vita delle persone. E questa risonanza nuova è necessaria certamente per chi si è allontanato dalla fede per trascuratezza, ostilità o esperienze negative vissute nella Chiesa, ma anche per coloro che, più o meno credenti, sono invitati a non dare per scontata la parola del Vangelo e a riscoprirla nella sua novità. La condizione di partenza che permette al Secondo annuncio di avverarsi nella vita degli uni e degli altri è anzitutto il silenzio: la prima parola non è quella della comunità o dei suoi operatori pastorali, ma quella delle persone stesse, dei gruppi sociali. L’accoglienza di questa parola, con le domande e le sfide che rivolge alla nostra comprensione della fede cristiana e alla sua tradizionale trasmissione, è il primo gesto di Secondo annuncio. Prendere la parola dopo aver realmente ascoltato esige una rielaborazione del dato cristiano che la comunità custodisce con il suo abituale linguaggio: ecco che il suo annuncio si fa « secondo » non solo per l’altro, ma anche per la stessa comunità che lo dona! La fede quindi non viene solo proposta o ri-proposta, ma viene anche ri-compresa da coloro che la custodiscono a vantaggio di tutti i cercatori di Dio, anche di coloro che non presumevano di cercarla o che supponevano di possederla. Per questo motivo il lavoro del Secondo annuncio consiste in un ripensamento, anzitutto per la comunità parrocchiale stessa, dei propri linguaggi di fede, al fine di mettere a disposizione degli uomini e delle donne del nostro tempo un cristianesimo possibile, comprensibile e desiderabile (A. Fossion). Non dopo averne riscoperto per sé la freschezza e la perenne novità. Si comprende, quindi, come operare per una pastorale missionaria di Secondo annuncio sia assieme profondamente spiazzante e intensamente rigenerante per una comunità parrocchiale, ma a condizione di accettare l’invito ad essere « in uscita » (EG 24). Ma uscire da sé, dalla propria tradizione, dai propri linguaggi e stili significa accettare una morte: quale organismo sociale (e tale la parrocchia è) si mostra disponibile a questo senza scatenare un conflitto?(continua).