Report del Consiglio Pastorale di S. Lazzaro

Il 7 maggio abbiamo avuto la 2° riunione del nuovo Consiglio Pastorale. Fedeli all’impegno, preso con la Comunità, di realizzare un canale di comunicazione largo e rapido, oltre che bidirezionale, siamo qui ora a darvi un primo ragguaglio dell’incontro. Si è voluto dare alla riunione un valore formativo con una richiesta di riflessione sulle caratteristiche che vorremmo per la comunità. Continueremo con questo stile anche nella prossima riunione, a giugno, con la idea di fare poi sintesi in vista di una proposta di lavoro ben strutturata a partire da settembre. Il testo proposto per la riflessione era già stato distribuito ai membri del consiglio, per una lettura previa; si tratta di un articolo di un vecchio presbitero milanese, Angelo Casati, innamorato della parrocchia, che ne descrive le caratteristiche, per lui essenziali, partendo da una riflessione sulla parabola del granello di senapa, che è il più piccolo di tutti i semi, ma quando cresce diventa un albero, che con i suoi rami dà rifugio a molti uccelli. Casati prende dalla parabola le dimensioni della piccolezza, del radicamento nella terra (che è amore per Gesù ricercato nella interiorità e nel silenzio), della linfa (che è la Parola del Signore) che fa crescere in questa misura straordinaria, dei rami, che indicano la apertura al mondo, degli uccelli, che vengono e vanno liberamente, che sono il segno della accoglienza e del rifugio. Dunque una comunità piccola, consapevole della propria piccolezza, che vive nella quotidianità della vita di tutti e che si immerge in questa quotidianità. Una comunità che sa comunicare qualcosa di Dio, perché il Signore è al centro della sua ricerca, perché i suoi volti recano tracce di questa bellezza, perché le vite dei suoi membri, pur con i loro inevitabili limiti, parlano di Lui. Una comunità che ascolta e medita il Vangelo e che lo vive, nei suoi sguardi, pieni di attenzione all’altro, nella laboriosità delle sue mani, nella mitezza delle sue parole, nel calore delle sue relazioni. Una comunità aperta al mondo, non antagonista ad esso, che entra nelle case dei “lontani” non per predicare ma per “ascoltare e provare stupore per lo Spirito che l’ha preceduta”. Una comunità che accoglie, “che si fa compagna di viaggio di una nascita o di una morte, di una malattia o di un risanamento di una fatica o di un innamoramento, di una fede o di una ricerca”. Una comunità “che si mette nella vita delle donne e degli uomini del nostro tempo, in ascolto della loro sete”. E che sa scavare solchi, che portano l’acqua che sgorga dalla sorgente della vita alla vita delle persone. Una comunità che non cattura le persone ma le accoglie, le ascolta, le rifornisce (di qualcosa del Signore) e lascia che poi se ne vadano per i loro cammini, sapendole affidate allo Spirito. Se a qualcuno è venuta voglia di leggere questo bellissimo scritto, possiamo fornirlo. 

Su questo testo abbiamo lavorato a piccoli gruppi, scambiandoci considerazioni ed esperienze; da questo scambio ripartiremo il prossimo incontro per progettare una analisi puntuale dei singoli ambiti della nostra vita comunitaria, che verrà suddivisa nei quattro anni di attività di questo Consiglio Pastorale.

Di due problemi pratici, che abbiamo affrontato rapidamente, si riferirà in altro momento, quando se ne potrà dare una descrizione completa.

Carlo