La parabola esordisce presentando un uomo che aveva due figli. Osservando attentamente, si nota che i due figli non sono in relazione né con l’altro fratello né con il Padre: ciascuno dei due vive nel proprio triste isolamento. I due figli non si incontrano mai, né scambiano una parola; l’unica relazione che hanno è quella con il Padre. Il Padre viene narrato come magnanimo, disponibile, premuroso, attento… ma nessuno dei due figli lo vive come tale: il figlio più giovane percepisce il padre come opprimente, non può più stare in casa e reclama la propria libertà; il figlio più grande vive come schiavo del padre, ubbidiente ma senza vivere la libertà di cui godrebbe. Gesù, in questo modo, racconta di noi: racconta della nostra difficoltà a relazionarci da fratelli, e sopattutto del nostro vivere la relazione con Dio-padre che non corrisponde a come è veramente.

Dio non è come lo pensiamo noi, è Gesù che ce lo racconta. E’ un Padre che ama ogni figlio, ciascun figlio: il suo vero tesoro, la sua vita, è ciascuno di noi. Siamo amati senza condizioni, sempre, nonostante ogni errore o strappo, rivestiti sempre daccapo di questo amore esagerato e folle. Il Padre è colui che gioisce della nostra presenza, che custodisce la mancanza quando siamo assenti, sempre pronto a fare il passo finale ogni volta che ci avviciniamo. Noi, come figli minori o maggiori, siamo più abituati alla logica del merito: devo comportarmi bene così me lo merito, se non sono bravo non posso avvicinarmi. Questa logica meritocratica poi divide anche noi: vivo insieme a chi è come me, non con gli altri. Facciamo sempre un po’ di fatica ad entrare nella festa di Dio, alla gioia del Signore; forse proprio per questo Gesù a più riprese ribadisce “bisogna far festa!”, anzi, “fate festa con me” (come dicono le due parabole precedenti a questa). Che questo tempo possa essere d’aiuto per riscoprire questo Dio-Padre, un cammino che ci permetta di entrare nella sua festa e che ci abiliti a far festa per ogni uomo che viene re-incontrato, per ogni fratello che ci viene ri-donato.

don Marco