Potremmo intitolare così il primo incontro del nuovo Consiglio Pastorale di S. Lazzaro, incontratosi giovedì scorso alla sera. Tutti presenti, tutti puntuali. È già un buon inizio!

Come ogni volta che si inizia una cosa nuova, è necessario presentarsi, esprimere le proprie attese, provare ad individuare alcune regole comuni per la buona riuscita del cammino. Non si può pretendere di definire chissà quali progetti, è più importante concedersi uno spazio di ascolto reciproco, in modo che ognuno possa entrare pian piano e sentire di poter dire una sua parola in un contesto di accoglienza positiva. Di fatto, l’incontro dell’altra sera è stato semplicemente questo. Con la piccola segreteria che si ritrova regolarmente si era pensato di proporre un testo di riflessione, ma non ce n’è stato il tempo e forse va bene così; come sempre, i tempi reali sono diversi da quelli immaginati a tavolino …

L’incontro si è svolto così: dopo una preghiera iniziale in cui ci siamo fatti guidare dalle parabole del seme di Marco 4, ognuno ha detto chi era, a quale gruppo apparteneva, con che spirito aveva accettato, cosa avrebbe desiderato dal percorso del CPP. Così è trascorsa un’ora. Nella seconda parte si è cercato invece di definire alcune regole comuni: con che frequenza ritrovarsi, quali argomenti affrontare, che metodo e che stile seguire, quale valore dare alle decisioni prese dal Consiglio, come comunicarle alla gente della parrocchia. Si è deciso di incontrarsi circa una volta al mese (eccetto i tempi forti e l’estate) con un calendario pianificato all’inizio dell’anno; si è pensato di realizzare una programmazione ampia, basata sui 4 anni del mandato, per non perdersi solo in urgenze del momento, ma avendo uno sguardo prospettico sull’intero cammino; si è proposto di dotarsi di strumenti per riflettere, anche con testi per il lavoro a casa, in modo da arrivare preparati e dedicare magari una prima parte dell’incontro alla formazione; si è chiesta la puntualità, per rispetto di chi fa questo lavoro con noi. Queste a grandi linee le idee emerse. Da ultimo, poiché il tempo rimasto era poco, abbiamo semplicemente presentato una proposta sugli spazi esterni di cui sta parlando da tempo con il Consiglio Affari Economici e che appena possibile presenteremo a tutta la comunità.

Al di là della cronaca, voglio condividere alcuni aspetti che mi hanno colpito.

Il primo è che la conoscenza reciproca non è scontata, anche tra chi ha già fatto tante cose in parrocchia. È vero, c’era anche qualcuno che non aveva mai partecipato al Consiglio Pastorale; ma anche tra i ‘volti noti’ qualcuno si conosceva solo di vista o non sapeva il nome dell’altro. Per me, abituato come sono a parlare un po’ con tutti, la conoscenza delle persone è un fatto scontato; mi accorgo invece che non è così. Credo dunque che questo sia un punto importante da cui partire per essere una comunità più unita, ed ecco il motivo per cui abbiamo dedicato tanta parte dell’incontro a questo lavoro.

Inoltre, mi ha colpito la facilità con cui si può cadere in un atteggiamento ‘minimale’. Mi spiego: quando è stato il momento di decidere la frequenza degli incontri, si è insinuata subito la paura di un impegno troppo stringente (‘abbiamo tutti poco tempo’, ‘perché non fare ogni due mesi?’ …). Io stesso avevo il timore di chiedere troppo. Per fortuna, Carlo ha detto con chiarezza: ‘il cammino, per essere serio, deve contemplare almeno 8 incontri all’anno’. Grande Carlo! Se una cosa parte con il freno a mano tirato, parte già con un piede nella fossa. Lo sappiamo bene tutti, ma avere il coraggio di affermarlo nel momento in cui ci è chiesto di dire sì nel concreto è tutta un’altra faccenda … Questo mi fa pensare al nostro modo di vivere le cose in parrocchia e non solo. Spesso partiamo con la paura di una proposta che impegni, per paura di ricevere un no. Allora, meglio poco che niente. In realtà, la domanda è piuttosto sulla qualità di ciò che propongo: perché non posso avere il desiderio di proporre una cosa bella e – proprio perché ci credo – chiedere un impegno congruo? Invece in parrocchia tutto è gratuito = non costa niente = non vale niente. Su questo dobbiamo molto riflettere (a partire da me).

Da ultimo, è bello poter ragionare non solo sull’emergenza, ma con uno sguardo lungo. Mi ha fatto molto piacere sentire qualcuno che rilanciava sull’esigenza di una programmazione ampia, perché è ciò che tante volte manca nel nostro essere Chiesa. Non sappiamo guardare un po’ più in là, e questo ci porta a rincorrere sempre tutto. Spero che il lavoro di questi anni aiuti la comunità a maturare questo sguardo …

In conclusione, buona la prima!Don Raffaele