La riflessione della nostra comunità sulla Evangelii Gaudium

Evangelii Gaudium. Ossia, la Gioia del Vangelo. Ad un lettore attento il titolo dell’esortazione apostolica di papa Francesco può sembrare ridondante, ma troppo spesso noi cristiani dimentichiamo che Vangelo significa proprio Lieta Notizia. Il papa vuole ricordarcelo da subito, dal titolo, ed è proprio dal sentimento della Gioia che siamo partiti venerdì 11 aprile, per un breve viaggio in questa sorprendente opera di Francesco. Alcuni membri del Consiglio Pastorale hanno preparato, insieme a don Raffaele, un breve filmato contenente frasi tratte dai vangeli e da Evangelii Gaudium (EG), che mettevano in risalto l’importanza della gioia come atteggiamento di vita, di risposta al grande dono dell’amore di Dio. Abbiamo riflettuto su quella che può e deve essere l’origine della gioia, ossia una memoria grata, che ha sempre ben in mente i momenti di incontro con il Signore. Come i discepoli, i quali ricordano ancora dopo tanti anni l’ora del primo incontro con Gesù (“Erano circa le quattro del pomeriggio”), anche noi abbiamo fatto memoria, scrivendo su un foglietto il nome di una persona che ci ha fatto incontrare Gesù con la sua testimonianza, ed incollandolo su un cartellone.

Per entrare nel cuore di EG, abbiamo poi letto alcuni brani tratti dal primo capitolo, che ci parla di una Chiesa “in uscita” e, a gruppi, ci siamo confrontati sul significato di questa espressione e sulla sua concretizzazione nella nostra realtà. Siamo rimasti tutti molto colpiti dalla proposta di apertura e di cambiamento che ci viene fatta dal papa. Apertura verso chi è lontano dalle nostre comunità, ma ancor prima verso chi ci è vicino e troppe volte trattiamo con indifferenza, lasciandoci fermare dalle differenze; disponibilità a prendere l’iniziativa, ad insegnare, ma anche a sapersi fidare, a saper a nostra volta imparare. Di particolare impatto ci è sembrata la richiesta ad abbandonare il comodo criterio del “si è sempre fatto così”, per impegnarci invece a “ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori”.

Don Raffaele ha poi approfondito uno dei punti chiave di questo primo capitolo di EG, il cuore del messaggio evangelico: il papa ci chiede infatti di essere disponibili a cambiare le forme e i modi, perché il centro dell’annuncio possa giungere intatto al cuore dell’uomo. Certamente l’annuncio di salvezza è che Cristo è risorto, ma quale significato ha la resurrezione per la nostra vita di tutti i giorni? Se rileggiamo il brano di Lazzaro, resurrezione per noi significa poter ricominciare, rialzarci, liberandoci dalle pietre e dalle bende che ci bloccano, significa essere liberi.

Ed è proprio così che ci vuole il papa, liberi, in una Chiesa che non detta regole ma propone itinerari di crescita centrati sull’essenziale (cf. EG 35), che chiede a ognuno di essere adulto nella fede, facendo un passo di responsabilità verso il mondo e verso se stesso. Non possiamo più nasconderci dietro a dottrine o tradizioni che, come ricorda EG 43, magari sono anche consolidate ma il cui messaggio oggi non è più comprensibile, dobbiamo accettare di essere un po’ più nudi e forse per questo un po’ più veri, imparando a dire agli altri la nostra fede vissuta, senza paura di sbagliare: è la Chiesa descritta in EG 49, che magari ha qualche ferita o qualche sporcizia, ma non rischia di ammalarsi di chiusura. E dobbiamo essere non solo liberi, ma anche liberanti, nei nostri metodi di evangelizzazione, mettendo al primo posto l’accoglienza e l’ascolto, imparando la pazienza e l’attesa, e liberando prima di tutto noi stessi da aspettative e pretese che ci bloccano, dai nostri desideri di autopreservazione, dalla paura del cambiamento. Questa libertà, però, può nascere solo dal riconoscere che “l’opera è prima di tutto Sua”: riconosciamo innanzi tutto l’azione dell’amore di Dio nella nostra vita e nel cammino della comunità, solo così saremo liberati da ansie inutili e potremo vivere pienamente la gioia del Vangelo.

Marco

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