Viviamo o ci prepariamo alla vita?

Vangelo  Mc 1, 7-11

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

 

 

 

La domanda urgente che questo Vangelo ci rivolge in questa ultima festa del tempo di Natale, proponendoci i due battesimi, quello di Giovanni e quello di Gesù, è: io quale battesimo ho ricevuto?

Certo, abbiamo ricevuto il battesimo “cristiano”, siamo stati battezzati in Gesù.

Ma questo rito sacramentale corretto, corrisponde all’esperienza o ancora non l’ha inaugurata?

Dico questo perché tante volte sembra che noi cristiani non stiamo vivendo la vita dello Sprito, ma siamo solanto lì a prepararci ad essa. Non viviamo la vita in Cristo, ma ci prepariamo a viverla… per tutta la vita, senza giungere mai a sperimentare questa pienezza. E’ come se il battesimo nello Spirito ancora non lo avessimo ricevuto!

Questo passaggio da una vita “da preparare” ad una vita “da vivere” avviene quando finalmente vediamo dei segni: vediamo aprirsi i cieli, vediamo lo Spirito che scende, sentiamo una conferma interiore…

– c’è una solitudine che sembra permanere sempre in noi e non essere mai vinta, come se il cielo fosse chiuso sopra di noi. Un’esperienza di Dio e del suo amore che non risana i nostri conflitti e le nostre paure, che non libera e non salva, è il segno che questo amore è soltanto “saputo” e non vissuto, capito, ma non sperimentato… e cosa ce facciamo di sapere, ma senza vivere questo amore?

– c’è un “vedere” senza il quale noi siamo ancora schiavi, chiusi in una morale di precetti e di obbedienze che non liberano, che non promuovono la vita. Se vediamo lo Spirito, allora vediamo la libertà di Dio e la nostra, siamo nella creatività e nella fantasia, apparteniamo al mondo dei figli e non più a quello degli schiavi che di Dio hanno paura, e di sé e della vita…

– c’è una voce interiore, una conferma, una consolazione che non può non appartenerci se abbiamo ricevuto lo Spirito Santo. Ma spesso noi siamo avvinti da altre voci che sono di disconferma, di minaccia, di giudizio, di vergogna, di paura: è la voce del divisore, di Satana, il nemico, l’avversario. Che è avversario di noi stessi, prima che di Dio, della nostra pienezza di vita, e quindi d conseguenza anche della nostra salvezza.

E’ l’esperienza dello Spirito Santo che ci conferma che siamo stati battezzati nel battesimo di Gesù e non in quello di Giovanni. Ma questa esperienza dello Spirito segna, connota la nostra vita?

Se il cristianesimo non è compreso come la fede della libertà e dell’amore è perché noi, purtroppo, ci stiamo ancora “preparando ad esso” e non lo viviamo. Non siamo ancora figli, ma alunni impreparati alla vita nuova che il Signore è venuto a donarci, immergendoci in essa.

 

don Ivo

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