L’alito cattivo e il soffio santo

Vangelo  Gv 20, 19-23

Dal vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

 

 

Quando la chiesa si fa vincere dalla paura, come racconta il Vangelo di oggi, quando si rinchiude su se stessa e si trasforma in una setta che lotta contro il mondo ostile, quando la chiesa è vittima della sindrome dell’accerchiamento e chiude le sue porte (contraddicendo quanto Papa Francesco indica in Evangelii Gaudium al n. 47), allora la chiesa non soffia sul mondo il santo respiro del Signore, ma solo il suo alito cattivo.

Gesù sa che i suoi hanno tradito, eppure soffia su di loro lo Spirito di perdono e di pace. L’incontro tra Lui e loro è un incontro di riconciliazione nel quale essi respirano l’alito buono e fresco del loro maestro e vivono di questo soffio. Non è dunque un premio il dono di Dio, ma un dono immeritato, un anticipo di grazia.

La Chiesa può sapere che il mondo tradisce, che il mondo è confuso e non di rado ostile al Vangelo e lontano dalla Parola di Dio: questo, però, non giustifica l’alito cattivo che uccide con il suo fiato velenoso! Sul male del mondo, sul suo peccato, sull’ostilità che regna nei confronti di quanto è buono e vero deve soffiare lo Spirito di Dio e la Chiesa è chiamata ad esserne portatrice.

Il soffio santo di Dio si rivela nel perdono, vero compito missionario della Chiesa: “a coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati; a coloro a cui non li perdonerete non saranno perdonati”. Queste parole non significano che la Chiesa ha il “potere” di perdonare o no i peccati, quasi che questa autorità le fosse consegnata da Dio in suo nome. La chiesa non può perdonare o non perdonare: ha solo il compito di perdonare! Questo è il suo mandato missionario.

Con queste parole quindi Gesù non vuol dire che i pastori della chiesa possono decidere, a loro arbitrio, chi può essere perdonato e chi no. Non è un potere da intendere come arbitrio. Anzi, al contrario, è un potere da intendere come servizio: la chiesa deve diffondere il perdono il più possibile, per non mettere freno all’azione dello Spirito.

Se la chiesa non compie gesti di perdono, non pronuncia parole di perdono, interrompe l’azione risanatrice dello Spirito e frena la sua energia di guarigione.

La misericordia, come ci ricorda con insistenza il papa, è la grande medicina per guarire l’umanità ferita. Infatti la chiesa è – dice ancora Francesco – un ospedale da campo, che non si perde in stupidi cavilli burocratici. Se il paziente è in fin di vita, apre senza esitazioni l’infermeria e somministra le cure necessarie… e non sta lì a domandare i valori del colesterolo (sono sempre parole del Papa!).

don Ivo

 

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