Liturgia penitenziale

Come ogni anno anche quest’anno la parrocchia ha proposto un momento “per ritrovarsi in se stessi” attraverso una liturgia penitenziale curata e organizzata dal consiglio pastorale. Lungi dal voler essere solo un’occasione per potersi confessare, tutta la comunità era invitata proprio per approfittare di un momento di spiritualità in modo da prepararsi al meglio alla festa del Natale. Si è partiti da una domanda introduttiva Con quale rappresentazione di Dio sono venuto in chiesa stasera? apparentemente neutra, ma fondamentale perché molte volte il nostro peccato nasce proprio dalla errata immagine di Dio che abbiamo. Don Raffaele infatti ha spiegato che la nostra conversione è quella di imparare ad ascoltare il Vangelo, lasciando sempre di più che la vita di Gesù ci mostri il volto di Dio, e che questa vita, nei suoi tratti umani, scardini le immagini di Dio che noi abbiamo nel cuore, che sono un prodotto di noi uomini: davanti al peccato abbiamo bisogno di sentire qualcuno che ci perdona, e allora ecco il Dio buono; davanti alle ingiustizie abbiamo bisogno di sentire qualcuno che non lascia che i potenti vincano, e allora il Dio giudice; nella nostra rabbia dobbiamo sentire che c’è chi punisce, ed ecco il Dio che condanna, vendicativo; davanti alle povertà dell’uomo, abbiamo bisogno di sentire che qualcuno ne è esente: ecco il Dio onnipotente, che non ha limitazioni, che può fare quello che vuole, il Dio che non sente dolore; infine, davanti ad una vita ordinaria, dobbiamo sentire che qualcuno è più in alto, ed ecco il Dio Santo, distante dalla vita dell’uomo. Questo Dio che ci portiamo dietro nel cuore è un super-uomo, la proiezione dei nostri bisogni e desideri. Credere in questo Dio non ci salva; al contrario è Gesù che ci offre la vera immagine di Dio e solo “frequentando Lui” (cioè leggendo e meditando il Vangelo) che possiamo maturare un Dio più vero e meno frutto dei nostri desideri.

Durante lo spazio per le confessioni si è meditato proprio su questi aspetti e, a conclusione della liturgia, chi voleva poteva bruciare in un braciere davanti all’altare le false rappresentazioni di Dio che precedentemente avevamo scritto.

 

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