Come trasmettere la fede ai nostri figli?

di Frédérique Guyétand in “www.baptises.fr” del 27 maggio 2013
Mio marito ed io siamo genitori di quattro ragazzi dai 7 anni ai 14 mesi. Quest’anno, durante la Quaresima, abbiamo cercato di coinvolgere i tre più grandi, e siamo contenti, perché la cosa ha funzionato abbastanza bene. L’idea era semplice: a mezzogiorno, al momento del caffè, ognuno riceve due quadretti di cioccolato. Durante la Quaresima, potevano scegliere se prenderne due o uno
solo (e di mettere in cambio un piccolo diamante di plastica in un salvadanaio), o nessuno. Questi piccoli diamanti sarebbero stati convertiti in euro e inviati ad un’associazione per aiutare dei bambini meno abbienti. Sono stati al gioco e alla fine della Quaresima, la somma raccolta era discreta. Ci sono dei valori a cui teniamo e che desideriamo trasmettere ai nostri figli: il rispetto delle persone, della terra, della vita; l’apertura alla differenza; il gusto del bello; l’importanza della condivisione… Nel periodo della Quaresima, abbiamo cercato di vivere in famiglia questa esperienza della condivisione. Una volta ogni due giorni abbiamo anche fatto un incontro, con Dio, che ci ama sempre. Vorremmo poter trasmettere questa fiamma ai nostri figli, perché per noi è vitale. Tuttavia parlare di trasmissione della fede allo stesso modo in cui parliamo di trasmissione dei valori non ha senso. Esprimere le cose in questo modo sarebbe come dire: come trasmettere ai miei figli l’amicizia o l’amore che provo per una persona. Mi sembra abbastanza evidente poter dire che un’amicizia non si trasmette. Ne posso parlare, posso manifestare la mia gioia per il fatto che presto vedrò il mio amico e che trascorrerò del tempo con lui. Posso dire quanto è importante per me, ciò che mi offre, in che cosa la sua presenza mi arricchisce e addirittura mi aiuta a vivere. Ma non posso trasmettere la relazione che mi unisce personalmente al mio amico. Non è la stessa cosa con Gesù? Quell’incontro così personale che ho fatto un giorno ben preciso (per alcuni è così), o quella certezza che si è affermata col passare dei giorni (è così per altri), io non posso viverla al posto dei miei figli. È una cosa insieme dura e meravigliosa. Dura, perché ci piacerebbe offrirla, donarla loro, così come ci piacerebbe evitare loro di soffrire o di passare loro i frutti della nostra esperienza. Meravigliosa, perché sarà un’esperienza unica e libera, e arricchirà anche noi. I nostri figli porteranno dei frutti, e saranno frutti che ci stupiranno! Ma a noi genitori spetta il compito di
preparare il terreno. E ci sono molti modi per prepararlo. Ricordo un episodio avvenuto col nostro figlio maggiore, Abel, durante una incontro di famiglie di Fondacio (Fondacio è una comunità di laici. Ha circa 3000 aderenti di cui 700 in Francia, impegnati in azioni di evangelizzazione e di solidarietà). Aveva 5 anni a quell’epoca. Una sera vivevamo un momento di rendimento di grazie tutti insieme. I bambini avevano provato dei canti, divisi per età, e venivano in scena a cantarli. Abel non restava col gruppo, ma veniva ostinatamente ad inginocchiarsi davanti ad un’icona, e la guardava. Questo mi ha molto commossa. Perché contemplava davvero quell’icona. Mi sono detta che stava vivendo qualcosa di particolare, e che lo faceva in maniera totalmente libera… anche se non era ciò che in quel momento ci si aspettava da lui. Lasciamoci un po’ sconvolgere dai nostri figli, ci impediscono di addormentarci! Allora, concretamente, ecco alcune piste per “preparare il terreno”. Mi sembra che la cosa basilare sia vivere la nostra fede con i nostri figli, e non solo un’ora la domenica a messa. Abbiamo vissuto una settimana di ritiro con Fondacio. Quei soggiorni sono delle benedizioni. Le proposte di soggiorni spirituali in famiglia sono numerosi e vari, penso che ogni sensibilità possa trovarne uno che le corrisponda. La cosa importante è vivere insieme, in famiglia e con altre famiglie, un tempo di attenzione a Dio. Ma si possono immaginare ed inventare altri modi per vivere la nostra relazione con Dio in famiglia, in maniera molto quotidiana: cogliere l’occasione di un’osservazione dei bambini per approfondire un interrogativo. Penso ad esempio alla povertà, che spesso li colpisce molto; leggere insieme la vita di un santo, o […] ad esempio. leggere la Bibbia, una di quelle bibbie per bambini, che sono molto belle e parlano sia con le illustrazioni che con le parole. Sono momenti di profondità che nutrono i nostri bambini e noi stessi. E poi c’è la preghiera. Com’è la nostra preghiera? Sappiamo fermarci e pregare? Non siamo timidi, invitiamo i nostri piccoli a condividere quei momenti con noi: “Là dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Credo che quei piccoli istanti di pace e di trascendenza scendano goccia a goccia nei cuori dei nostri figli, e che lo Spirito Santo lavori in profondità.

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