Capire la “Dei Verbum”

Lunedì 29 aprile al forum Monzani all’interno del ciclo di conferenze organizzato dalla Diocesi sul Concilio Vaticano II è intervenuta una vecchia conoscenza della chiesa modenese, il vescovo di Brescia mons. Luciano Monari. Come ha confermato lui stesso i legami con la nostra comunità sono molteplici: nato a Sassuolo (e quindi appartenente alla vicina chiesa reggiana), ha frequentato il liceo classico Muratori di Modena e, per di più, ha collaborato per lungo tempo con il nostro vescovo (da lui denominato ancora famigliarmente don Antonio) che è stato suo vicario generale presso la diocesi di Piacenza. Con la capacità esegetica che lo ha sempre contraddistinto, mons. Monari ha esposto le caratteristiche essenziali della costituzione dogmatica Dei verbum rilevandone anche gli aspetti innovativi e tuttora inapplicati. Non a caso la tale costituzione è stata una delle più discusse (ha avuto 5 diverse versioni) sia perché andava a toccare un argomento (quello della Divina Rivelazione) molto spinoso sia perché travalica l’immagine di un Dio rivelatosi una volta per tutte solo ed esclusivamente nella Bibbia (rompendo quindi con un tipo di concezione millenaria sedimentata nell’immaginario collettivo). Mons. Monari ha infatti esordito ricordando che le prime parole della Dei Verbum vogliono offrire un’immagine di Chiesa in un atteggiamento innanzitutto di ascolto, poi di proclamazione della Parola di Dio. E’ Dio che ha deciso di rivelarsi agli uomini e di interessarsi di essi: “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura “; ne consegue che la vita cristiana è innanzitutto una risposta a questa iniziativa di Dio. Ciò implica che il cristiano debba essere sempre in un atteggiamento prima di tutto di ascolto e l’ascolto va inteso in senso molto ampio: Dio non si è rivelato solo nella Parola (nella Bibbia per intenderci) in modo definitivo e statico (una volta per tutte), ma continua a parlare all’uomo anche nel presente.

La rivelazione attraversa la storia e continuerà ad attraversarla finché Dio vorrà. Tale concezione è assolutamente liberante e responsabilizzante:

– liberante sia perché slega da ogni schema precostituito (nulla è al di sopra della Parola neppure il Magistero della Chiesa, cfr. Cap. II, 10) sia perché non ci rende schiavi dei nostri bisogni (la vita di fede non è determinata dai nostri bisogni, bensì dall’accettazione di una verità salvifica che rimane sempre a prescindere dalla risposta umana);

– responsabilizzante perché ci costringe a non accontentarsi di definizioni o rappresentazioni precostituite di Dio, ma a cercarLo sempre nel contesto in cui viviamo e nella storia: la tradizione e la Scrittura si arricchiscono a vicenda in quanto l’una permette di avviarci all’incontro con Dio, ma l’altra consente di comprendere in modo nuovo la sua volontà;

In questo senso mons. Monari ha paradossalmente affermato che la religione cristiana come religione del libro è una definizione un po’ stretta in quanto quella cristiana è innanzitutto una religione di relazione con Cristo che, attraverso la Scrittura e la tradizione, continua a parlarci nella storia. La Scrittura infatti contiene la Parola di Dio: quest’ultima non si esaurisce in essa, ma la travalica, va oltre per parlare in modo nuovo all’uomo. Per questo motivo è importante che tutti i di fedeli si riapproprino della Parola: non per un mero esercizio intellettuale o teologico verso il quale soprattutto i laici si sentono chiaramente inadeguati, ma per imparare un dialogo, per conoscere il linguaggio di Dio, per entrare in relazione con Cristo superando pigrizie (non ho tempo o voglia di mettermi a leggere la Bibbia), pregiudizi (ho sentito tante volte quel brano e quindi so già cosa vuole dirmi), ignoranza (non capisco cosa un testo di migliaia di anni fa possa dire alla mia vita). L’ultimo capitolo della Dei Verbum infatti (La Sacra scrittura nella vita della chiesa aggiunto solo successivamente) invita tutti i fedeli, laici compresi, a frequentare assiduamente le Scritture: solo così si può entrare in un dialogo fertile e salvifico con il Padre.

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