Prove di concilio

Come preannunciato da tempo giovedì 20 ci siamo ritrovati per affrontare i due più importanti temi di quest’anno: il cammino pastorale (sul Vaticano II) e la ristrutturazione della chiesa. Abbiamo inizialmente recitato la preghiera dell’Adsumus (Siamo qui) che era la preghiera con cui si aprivano le varie sessioni conciliari. Con una efficace espressione Paolo VI sintetizzò la rivoluzionaria novità teologica del concilio: “bisogna conoscere l’uomo per conoscere Dio, amare l’uomo per amare Dio”. Con questa svolta (detta “antropologica”) la chiesa abbandonava una prospettiva discendente (da Dio all’uomo), per abbracciarne una opposta (dall’uomo a Dio). Le 4 costituzioni conciliari hanno posto l’accento proprio su questa novità: al centro di tutto c’è l’uomo. Lo stesso papa Giovanni XXIII invitò a fare un balzo in avanti: superare cioè le tradizionali forme di trasmissione della fede per cercarne di nuove, più adeguate e comprensibili alla realtà moderna; e in questa ricerca erano tutti chiamati a partecipare. E’ un po’ quello che si è cercato di fare giovedì sera. Siamo una comunità che partecipa volentieri alle celebrazioni in parrocchia, dà una mano quando serve, in sostanza vive serenamente lo stare in parrocchia, tuttavia manca di quell’essere pienamente responsabili del cammino comune; corresponsabilità infatti non è solo “dare una mano”, ma considerare nostra la parrocchia, cioè viverla come una cosa di cui tutti siamo responsabili: farsi coinvolgere dal cammino di tutti, senza necessariamente fare tutto. Con questa prospettiva dobbiamo affrontare i tre importanti appuntamenti che ci aspettano da qui a Natale:

– Settembre/Ottobre: percorso sul concilio (quello del “foglio blu” per intenderci);

– Novembre: cammino per comprendere il valore del consiglio pastorale (cpp) e del consiglio degli affari economici (cae);

– Dicembre: lectio divina ed elezioni per il rinnovo dei consigli suddetti;

Tema della ristrutturazione: Don Ivo ha trascorso l’estate a valutare le soluzioni possibili coinvolgendo il cpp e il cae in varie sedute straordinarie (luglio-settembre). In sostanza gli interventi necessari consistono nella messa in sicurezza della chiesa in ottemperanza alle leggi antisismiche (190000€) e nella risistemazione del tetto (136000€): sono spese enormi che ci portano già sul livello di guardia (se le sommiamo al mutuo già in essere). Siamo quindi di fronte ad un bivio. È importante però porsi una domanda: basta “solo” mettere in sicurezza oppure avere il coraggio di fare una sorta di balzo in avanti rinnovando la nostra chiesa per renderla più bella? La chiesa infatti è il luogo per la nostra preghiera, deve favorire la crescita della fede sia nostra (noi adulti di oggi) che delle prossime generazioni. Occorre ammettere che la nostra chiesa non favorisce tale clima: al di là della struttura, le statue e le immagini presenti non solo sono poste in modo disordinato (qualcuno si è mai accorto che vi sono due madonne, praticamente una di fianco all’altra?), ma non trasmettono alcun sentimento veramente cristiano (perché non c’è una madonna con bambino, più consona alla tradizione cristiana?). E’ ovvio che anche questi interventi hanno un costo, sicuramente più contenuto, ma il vero problema non è l’aspetto tecnico bensì teologico: i costi per gli interventi che sosterremo probabilmente impediranno altri rinnovamenti della chiesa per i prossimi 50 anni, si può nel frattempo avere il coraggio di migliorarla? Ecco che a questo punto la palla passa a noi comunità: quanto ci stiamo? Quanto siamo d’accordo? Che scelta di campo fare? Facciamo l’essenziale oppure “tentiamo” qualcosa di più? Ne è sorto un dibattito molto vivo e interessante: qualcuno ha avanzato alcune proposte per raccogliere i fondi (organizzare momenti ricreativi per spiegare il problema oppure segnalare il nome di chi ha fatto un’offerta per l’acquisto di un’opera d’arte), qualcun altro ha messo a disposizione la sua competenza tecnica per capire se e come poter intervenire sulla struttura in modo meno oneroso (erano presenti diversi ingegneri e/o operatori edili in sala), altri hanno sottolineato anche l’importanza di pensare a vie di fuga più agevoli (che ora mancano), altri ancora di migliorare l’acustica anche attraverso l’utilizzo di particolari pannelli da inserire nel soffitto, i membri del cae hanno spiegato alcune possibilità per rendere la gestione delle offerte  più efficace (non sarebbe opportuno fare appelli in chiesa perché sarebbe come chiedere soldi sempre agli stessi quindi è interessante la possibilità offerta da una banca, una sorta di prestito senza tassi di interesse). Insomma: sono sorte tante idee, forse non tutte attuabili, ma in fondo non era importante trovare una risposta: come si diceva prima riguardo al concilio, ciò a cui siamo chiamati è una corresponsabilità da comunità adulta, che vuol dire (come fa un adulto) partecipare responsabilmente a una scelta (lo faccio non per me ma per la mia famiglia), prendendosi le proprie responsabilità (se lo faccio…ci devo stare dietro). Non solo: occorre un attento controllo da parte di tutti verso quello che si sta facendo Non dobbiamo trasformarci in una macchina per fare i soldi, ma tutto deve essere gestito secondo un’ottica cristiana. Non è quindi importante che si decida una cosa o l’altra ma soprattutto che si decida insieme: la decisione che si prenderà dovrà essere condivisa il più possibile. Sia che decideremo di mettere in sicurezza e basta (e tenerci una chiesa brutta) sia che decideremo di abbellirla (e di spendere quindi di più) sarà una scelta di cui tutta la comunità dovrà responsabilmente rispondere.

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