La chiesa di S. Pio X chiude (e non per ferie)

D  opo quindici giorni di attesa per avere a disposizione un ragno con cestello che potesse raggiungere i 20 metri di  altezza e dopo le verifiche attentamente condotte da un team costituito da due muratori, un  ingegnere e uno strutturista, ho deciso di chiudere la chiesa nella quale sono stati evidenziati  due problemi.   Dopo il terremoto abbiamo rilevato quattro crepe a taglio (diagonale) sulle travi degli  archi di sostegno del tetto che si trovano sopra  la porta e sopra il presbiterio. Si tratta di crepe sottili ma continue e che attraversano i travi da  una parte all’altra. Durante le scosse probabilmente il tetto della chiesa si è mosso orizzontalmente creando una forte tensione su questi  due punti, mentre il grandissimo trave centrale  non sembra aver subito alcun danno.   Non è invece a causa del terremoto che si  siano evidenziati i problemi dell’intonaco del  soffitto, ma certo le scosse che si ripetono costituiscono un potenziale pericolo anche a questo livello. Tutto il soffitto, infatti, presenta,  già da un certo tempo, un gran numero di piccole crepe in questo spesso strato di intonaco  (circa 2cm); uno strato così spesso che costituisce un peso enorme poggiato lassù sulle nostre teste.   La chiusura decisa dopo il 29 maggio era  stata motivata dall’aver osservato una crepa  più decisa di prima nel soffitto: sotto questa  crepa, infatti, si era mosso il tavellone, che è  stato ora rimosso e sostituito. Si è poi agito su  una seconda crepa, meno grave. Tuttavia questo soffitto così pesante non può lasciare tranquilli. Si deve valutare se non si debba intervenire anche su di esso. I tempi e i costi di questa  duplice operazione sono importanti. La prossima settimana il Consiglio degli Affari Economici si riunirà per valutare il percorso che ritengo dovremmo intraprendere:

– anticipare al 2012 la verifica sismica imposta  per legge regionale a tutte le strutture parrocchiali  (obbligatoria entro il dicembre 2013). Una verifica che avrà già costi importanti. Dai risultati di questa  verifica dipenderanno gli altri eventuali passi, che  sono:

– intervenire sui travi lesionati con messa in sicurezza, riservando lo stesso trattamento agli altri  travi che hanno comunque resistito alle scosse;

– decidere cosa fare nell’intonaco soffitto, prendendo in considerazione diversi tipi di intervento  orientati a garantire la sicurezza.

Intanto celebreremo come e dove possiamo. E  lo faremo ritenendoci ancora molto fortunati rispetto  a chi ha perso tutto: chiesa, canonica, ambienti parrocchiali. E magari lo faremo – se saremo all’altezza  della sfida – in stile di corresponsabilità: non pensando che qualcuno “prepari la messa” per noi che  veniamo a “prendere” in atteggiamento privato ed  individualistico, ma partecipando a rendere possibile  ogni domenica una celebrazione dove ciascuno ci  metta del suo, perché senza il Vangelo e l’Eucarestia  perdiamo davvero quello che conta più di tutto. Più dei nostri muri e delle nostre adagiate abitudini.  Questo tempo sarà piuttosto lungo: diciamo che  durerà probabilmente l’arco di qualche mese. Ed è  anche un tempo per riflettere. Su queste strutture esageratamente grandi, su questa presenza sovradimensionata, che ci costringe ora a spese che non sono più alla nostra portata. Abbiamo una chiesa enorme, piena di problemi (luce, amplificazione, riscaldamento, area liturgica del presbiterio, arredi sacri…). Non aveva ragione Gesù quando avvertiva di  non accumulare tesori sulla terra?

don Ivo

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